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Segnalazioni


How’s life? 2013 measuring well-being
OECD Publishing, 2013
Doi:10.1787/9789264201392-en
Questa è la seconda edizione di How’s life?, un ritratto del benessere nei paesi dell’Ocse e delle altre maggiori economie attraverso l’analisi di 11 aree che consentono di valutare le condizioni di vita materiale delle persone e la loro qualità di vita. Il lavoro include anche approfondimenti su quattro argomenti chiave particolarmente rilevanti nella valutazione del benessere: quale andamento ha il benessere durante l’attuale crisi economica e finanziaria? quanto sono rilevanti le differenze di genere? come bisogna valutare il benessere nei luoghi di lavoro? come si misura la sostenibilità del benessere nel corso del tempo? In generale si osserva che il livello di benessere, sebbene sia aumentato nel corso degli ultimi 20 anni, è distribuito in modo disomogeneo fra le nazioni e anche tra gruppi diversi di popolazione all’interno della stessa nazione.
La via per l’avvenire dell’umanità
Edgar Morin
Raffaello Cortina Editore, Milano 2012
Come sopravvivere alla crisi economica, ecologica, politica e sociale del pianeta? Morin, filosofo e sociologo francese, esperto della complessità, non si stanca di immaginare un mondo migliore e le modalità per realizzarlo, motivo per cui – condensando oltre mezzo secolo di ricerche e riflessioni –, propone le sue soluzioni “per l’avvenire dell’umanità” e una sua trasformazione globale. L’autore indica la via da seguire, anche nel campo della salute, per realizzare quella ‘metamorfosi’ che ci consentirebbe di sfuggire al disastro planetario annunciato: non basta più indignarsi ma occorre provare a tracciare un percorso al contempo utopico e realistico per invertire la tendenza. Grazie a numerose piccole iniziative locali  il cambiamento non solo è possibile, ma di fatto è già iniziato. Per uscire dalla crisi, Morin sostiene la necessità di un approccio interdisciplinare alle riforme, per non perdere di vista la visione d’insieme e avere la creatività che “inventa soluzioni inedite” .
Il welfare è un costo? Il contributo delle politiche sociali alla creazione di nuova occupazione in Europa e in Italia
Cresce il welfare, cresce l’Italia 2013
http://www.cresceilwelfare.it/files/Welfare_come_ risorsa_completo.pdf
La rete ‘Cresce il welfare, cresce l’Italia’ – promossa da 40 organizzazioni sociali, tra le più rappresentative del nostro paese, che operano nel campo dell’economia sociale, del volontariato e del sindacato – ha presentato i primi dati della ricerca Il welfare è un costo? Nel lavoro sono stati individuati significativi elementi che supportano la tesi che il welfare sia un investimento. In Europa, tra il 2008 e il 2012, a fronte di una perdita di occupazione nei comparti manifatturieri di più di 3 milioni di unità, l’incremento nei servizi di welfare, cura e assistenza è stato superiore a 1,5 milioni (+7,8%). Tuttavia solo alcuni paesi europei, non l’Italia, si sono resi conto che il welfare può essere un volano per la ripresa economica. Nel nostro paese invece si comprime la spesa sociale, si delega l’assistenza alle famiglie, mantenendo limitati e risibili gli sgravi per l’occupazione domestica e di assistenza, favorendo il lavoro sommerso e senza tutele.
Review of social determinants and the health divide in the Who European region: final report
Marmot M (a cura di)
World health organization 2013
In questo report, frutto di tre anni di lavoro, vengono presentate le raccomandazioni agli Stati alle prese con forti disuguaglianze di salute. E tra gli effetti più odiosi della crisi, che attanaglia anche il vecchio continente, vi è la povertà infantile. Se nei paesi dell’Est, a dispetto di 10-15 anni di crescita economica precedente alla crisi, i livelli della povertà infantile sono rimasti gli stessi, nei paesi dell’area occidentale vi è stato un enorme ampliamento di questo fenomeno. La priorità assoluta è garantire a ogni bambino un “buon inizio di vita”. Ciò presuppone un’adeguata protezione sanitaria per le madri e per le giovani famiglie e una presa in carico completa nei primi anni di vita. Un altro elemento importante è riuscire a garantire a tutte le persone un’opportuna protezione sociale, favorita da processi di inclusione e di empowerment. Occorre agire anche a livello di macro contesto, a partire dalle azioni di contrasto degli effetti negativi della crisi economica sulla salute della popolazione. Infine, è importante lavorare sulle azioni di sistema, che mettono al centro l’universalismo dell’accesso alle cure, a partire dalla prevenzione e agendo sugli effetti immediati delle disuguaglianze: alcol, fumo e obesità.
Il futuro dei sistemi sanitari pubblici tra universalismo e sostenibilita?
Rebba V
In: Evoluzione e riforma dell’intervento pubblico. Scritti in onore di Gilberto Muraro
Giappichelli Editore, Torino 2013
Il lavoro concentra l’attenzione sulle politiche innovative in grado di migliorare la performance complessiva e la capacità di finanziamento della sanità pubblica. Accanto alla dinamica della spesa sanitaria e ai suoi fattori di crescita, sono esaminati gli strumenti di policy ritenuti efficaci rispetto all’obiettivo della sostenibilità dei sistemi sanitari pubblici. Si osserva come la crescita della spesa sanitaria dipenda da molteplici fattori, molti dei quali sono influenzati dalle caratteristiche istituzionali e normative dei sistemi sanitari. Secondo i modelli previsionali elaborati dalle principali organizzazioni internazionali, nei prossimi 40-50 anni l’invecchiamento della popolazione dovrebbe avvenire in condizioni di salute migliori rispetto al passato (e quindi avere effetti diretti relativamente limitati sulla dinamica della spesa sanitaria), mentre l’impatto maggiore della transizione demografica riguarderà la componente della spesa per la long-term care. A livello internazionale si è formato un certo consenso su due azioni: la promozione della sostenibilità economica, governando i principali fattori di domanda e di offerta, e la garanzia della sostenibilità attraverso la ricerca di un nuovo equilibrio tra finanziamento pubblico e privato, preservando comunque il loro carattere universalistico.
Ten principles of good interdisciplinary team work
Nancarrow SA, Booth A, Ariss S et al
Human Resources for Health 2013, 11: 19
Al fine di portare l’assistenza più vicina al paziente, il lavoro interdisciplinare vede sempre maggiore diffusione, sfidando i tradizionali confini professionali. Obiettivo dell’articolo è quello di identificare le caratteristiche di un buon team interdisciplinare, basandosi su una revisione sistematica della letteratura e sulle percezioni di oltre 253 operatori di 11 strutture di riabilitazione e cure intermedie nel Regno Unito. Sono state così identificate dieci caratteristiche di un efficiente lavoro di squadra interdisciplinare. Fra queste ricordiamo: la leadership positiva, le strategie di comunicazione; le ricompense personali; la formazione e lo sviluppo; le risorse e le procedure adeguate; il mix di abilità; un clima di squadra solidale; caratteristiche individuali che sostengano il lavoro di gruppo interdisciplinare; la chiarezza della visione; la qualità e gli esiti delle cure; il rispetto e la comprensione dei ruoli.
The practice of defensive medicine among hospital doctors in the United Kingdom
Ortashi O, Virdee J, Hassan R et al
BMC Medical Ethics 2013, 14: 42
La medicina difensiva viene definita come l’insieme dei comportamenti messi in atto dai clinici per prevenire reclami o critiche e il presente lavoro si è posto l’obiettivo di valutarne la prevalenza negli ospedali britannici e i fattori alla base di questi comportamenti. Il lavoro del medico è stato analizzato attraverso un questionario di 17 item e valutato rispetto a età, genere, specialità e livello professionale, analizzando le risposte di 204 clinici. Il 74% dei medici ha riportato almeno una forma di medicina difensiva. L’esempio più frequente (59%) è quello di prescrivere esami inutili. Le altre forme prevedono la richiesta di consulto da parte di altri specialisti (55%), mentre il 9% dei medici si rifiuta di trattare pazienti ad alto rischio. L’analisi ha mostrato come i medici con più esperienza siano i meno ‘difensivi’.
Correlates of physician burnout across regions and specialties: a meta-analysis
Lee RT; Seo B, Hladkyj S et al
Human Resources for Health 2013, 11: 48

Al fine di migliorare la qualità dell’assistenza tutte le organizzazioni sanitarie a livello mondiale hanno colto l’importanza di affrontare il tema del burnout clinico, cercando di coglierne i fattori di rischio. Questa revisione ha cercato di mostrare quali fattori siano maggiormente associati all’esaurimento emotivo e alla depersonalizzazione, e la loro variabilità a livello geografico e di specialità. L’esaurimento emotivo è negativamente associato all’autonomia, all’attitudine positiva al lavoro e alla cultura della qualità e sicurezza, mentre lo è positivamente con un eccesso di carichi di lavoro, conflitti e violenza, bassi standard di qualità e sicurezza, conflitti vita-lavoro. Il lavoro suggerisce che l’esaurimento emotivo rappresenta la dimensione più importante del burnout e che alcune caratteristiche individuali e organizzative sono maggiormente associate alla riduzione del problema.
Hostile clinician behaviours in the nursing work environment and implications for patient care: a mixed-methods systematic review
Hutchinson M, Jackson D
BMC Nursing 2013, 12: 25

Sebbene esistano diverse analisi sulla natura dei comportamenti ostili nell’ambiente infermieristico, meno chiara è la natura della relazione tra questi comportamenti e la cura del paziente. La revisione della letteratura, che ha incluso studi qualitativi e quantitativi sul tema, ha idenfificato 30 lavori. L’analisi ha preso in considerazione diverse aree fra cui le relazioni medico-infermiere, il bullismo, l’intimidazione, la riduzione delle prestazioni per l’esposizione a comportamenti clinici ostili e il coinvolgimento dei pazienti in comportamenti ostili. I risultati mettono in evidenza i limiti delle politiche messe sinora in atto per limitare il problema e la forte necessità di un suo approfondimento.